- Università di Verona, Dipartimento di Culture e Civiltà, Department Memberadd
- Art and Art History, History, Art History, Contemporary Art, Visual Studies, Neoclassicism, and 13 moreCollecting and Collections, Lombard Art, 18th Century Art, 17th Century Italian Art, Patronage and collecting, Italian Baroque art, History of Collections, Portraits, History of Exhibitions, History of Art, Venetian art and architectural history, History of Savoy's Duchy, and Portraitureedit
Il mecenatismo della dinastia degli Obizzi è stato principalmente connesso alla articolata e paradigmatica vicenda delle raccolte allestite nel “castello” del Catajo di Battaglia Terme, pervenute per lascito testamentario dell’ultimo... more
Il mecenatismo della dinastia degli Obizzi è stato principalmente connesso alla articolata e paradigmatica vicenda delle raccolte allestite nel “castello” del Catajo di Battaglia Terme, pervenute per lascito testamentario dell’ultimo discendente del casato, Tommaso, alla dinastia Austro-Estense e sull’insieme di relazioni connesse alla loro formazione e dispersione.
Il presente contributo pone invece l’accento su una brillante personalità, sia per carriera politica che per interessi culturali, dello stesso casato, il feldmaresciallo imperiale Ferdinando (1640-1710). Indirizzato per scelta familiare alla carriera delle armi e a una strategia di affermazione personale e dinastica in ambito internazionale mettendosi al servizio della dinamica corte di Vienna, è personaggio solo recentemente reso noto agli studi. Figlio cadetto del marchese Pio Enea II, raggiunse le più alte gerarchie militari e politiche nella compagine asburgica tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, fase di preparazione dell’Impero al suo ruolo egemone nell’Europa del Settecento, grazie anche ad un’accorta politica matrimoniale. Si distinse a Vienna per gli interessi in ambito musicale, di cui la riforma del teatro di famiglia in Padova ne ebbe riflesso, per l’allestimento di una quadreria, in parte ritornata a Padova e trasferita nella nota residenza del Catajo dopo la sua morte, e la commissione di un sontuoso gartenpalais non lontano da Schönbrunn all’architetto Domenico Martinelli, professionista di spicco presso le dinastie di governo durante l’ultima fase del regno di Leopoldo I d’Asburgo. Le sue scelte artistiche e architettoniche saranno messe a confronto, oltre che con paradigmatici modelli come quello rappresentato dal principe Eugenio di Savoia-Soissons, con cui fu in diretto contatto, con quelle di altri esponenti dell’aristocrazia dell’Italia settentrionale, sabauda, lombarda e veneta di terra ferma, che operarono scelte di carriera e mecenatismo culturale simili al marchese Obizzi in questa cruciale fase storica, dall’assedio di Vienna alla Guerra di Successione Spagnola, promuovendo una vivace circolazione di artisti e opere tra i territori asburgici e le diverse realtà statuali della penisola italiana.
Il presente contributo pone invece l’accento su una brillante personalità, sia per carriera politica che per interessi culturali, dello stesso casato, il feldmaresciallo imperiale Ferdinando (1640-1710). Indirizzato per scelta familiare alla carriera delle armi e a una strategia di affermazione personale e dinastica in ambito internazionale mettendosi al servizio della dinamica corte di Vienna, è personaggio solo recentemente reso noto agli studi. Figlio cadetto del marchese Pio Enea II, raggiunse le più alte gerarchie militari e politiche nella compagine asburgica tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, fase di preparazione dell’Impero al suo ruolo egemone nell’Europa del Settecento, grazie anche ad un’accorta politica matrimoniale. Si distinse a Vienna per gli interessi in ambito musicale, di cui la riforma del teatro di famiglia in Padova ne ebbe riflesso, per l’allestimento di una quadreria, in parte ritornata a Padova e trasferita nella nota residenza del Catajo dopo la sua morte, e la commissione di un sontuoso gartenpalais non lontano da Schönbrunn all’architetto Domenico Martinelli, professionista di spicco presso le dinastie di governo durante l’ultima fase del regno di Leopoldo I d’Asburgo. Le sue scelte artistiche e architettoniche saranno messe a confronto, oltre che con paradigmatici modelli come quello rappresentato dal principe Eugenio di Savoia-Soissons, con cui fu in diretto contatto, con quelle di altri esponenti dell’aristocrazia dell’Italia settentrionale, sabauda, lombarda e veneta di terra ferma, che operarono scelte di carriera e mecenatismo culturale simili al marchese Obizzi in questa cruciale fase storica, dall’assedio di Vienna alla Guerra di Successione Spagnola, promuovendo una vivace circolazione di artisti e opere tra i territori asburgici e le diverse realtà statuali della penisola italiana.
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The paper investigates the different interventions in figurative arts (painting and sculpture) in the churches of San Giovanni and Santa Maria delle Grazie of Mendrisio between the last decades of XVIIIth century and the first quarter of... more
The paper investigates the different interventions in figurative arts (painting and sculpture) in the churches of San Giovanni and Santa Maria delle Grazie of Mendrisio between the last decades of XVIIIth century and the first quarter of the XIXth century.
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Nel 1796-1797 la contessa Faustina Grosso Mazzetti (1750-1827) commissionava all’architetto di origini viennesi, ma milanese d’adozione, Leopold Pollack (1751-1806) un progetto di giardino paesaggistico all’inglese. L’intervento sugli... more
Nel 1796-1797 la contessa Faustina Grosso Mazzetti (1750-1827) commissionava all’architetto di origini viennesi, ma milanese d’adozione, Leopold Pollack (1751-1806) un progetto di giardino paesaggistico all’inglese. L’intervento sugli spazi verdi intorno al palazzo, progettato a metà Settecento da Bernarndo Antonio Vittone, fu l’ultima di una serie di trasformazioni volute dalla nobildonna che aveva completamente trasformato la villa di campagna a Riva presso Chieri in una dimora d’avanguardia secondo i modelli del neoclassicismo internazionale. Venduta la proprietà a metà Ottocento al Comune di Riva presso Chieri e frazionato tra vari proprietari il parco antistante, si aprì una nuova fase di storia di questi spazi che dura ancora oggi. Nel 2015 ha avuto inizio un progetto affidato agli studenti dell’Accademia Albertina di Torino per elaborare una serie di proposte di intervento artistico finalizzato al recupero dell’area adiacente a Palazzo Grosso, occupata da impianti industriali. Ultimo atto è l’esposizione di una selezione di questi elaborati che hanno avuto come primo obiettivo quello di condividere i valori della bellezza e del recupero del territorio, pubblicati nel catalogo insieme a un contributo sulla storia del giardino di Palazzo Grosso.
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The enigmatical and wellknown episode of the double portrait of archibishop Archinto - paintings at the Metropolitan Museum of Art in New York and at the Philadelphia Museum of Art - can be considered the most astonishing case of Milanese... more
The enigmatical and wellknown episode of the double portrait of archibishop Archinto - paintings at the Metropolitan Museum of Art in New York and at the Philadelphia Museum of Art - can be considered the most astonishing case of Milanese aristocracy patronage towards Titian. Starting from this famous case study, the investigation deals with the different aspects of acquiring and displaying artworks by masters born during the “Golden Age” of the Most Serene Republic of Venice in the collections of the most important noble families of the Stato di Milano. The connection with the appreciation of this great artists at the Habsburg court of Madrid is evident, but it can be considered as a long lasting and remarkable phenomenon in Lombardy.
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The paper investigates the different phases of the painted decoration of the San Francesco church in Locarno during the XVIIIth century: from the frescoes by Baldassarre Orelli in the refectory (1716) to the illusionistic architectures... more
The paper investigates the different phases of the painted decoration of the San Francesco church in Locarno during the XVIIIth century: from the frescoes by Baldassarre Orelli in the refectory (1716) to the illusionistic architectures painted along the church side naves in 1762.
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Il contributo ricostruisce la storia degli interventi pittorici e scultorei realizzati nella chiesa parrocchiale di Rocca de' Baldi tra XVIII e XIX, riconnettendoli al panorama figurativo piemontese dell'epoca e al mecenatismo della... more
Il contributo ricostruisce la storia degli interventi pittorici e scultorei realizzati nella chiesa parrocchiale di Rocca de' Baldi tra XVIII e XIX, riconnettendoli al panorama figurativo piemontese dell'epoca e al mecenatismo della dinastia dei Morozzo della Rocca, signori del luogo. Di particolare interesse è la ricollocazione dalla soppressa chiesa di Nostra Signora di Mondovì dell'altare marmoreo barocco realizzato dagli esponenti della dinastia dei Carlone di Rovio.
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The patronage of the Dal Pozzo della Cisterna family as feudatory of Cisterna d’Asti offers remakable evidences between XVIIth and XVIIIth century, especially after the awarding of the title of Prince to the male descendants of the... more
The patronage of the Dal Pozzo della Cisterna family as feudatory of Cisterna d’Asti offers remakable evidences between XVIIth and XVIIIth century, especially after the awarding of the title of Prince to the male descendants of the dynasty (1670). They commissioned the building of the local mint, though it was operative for a short time, and above all the castle modification from a military architecture, placed in a strategic location, into a courtly palace. In the paper those episodes are considered into wider strategies of artistic patronage of the family during the Modern Age.
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La devozione alla Madonna della Soledad appare ben documentata nel territorio dello Stato di Milano per tutto il Seicento e anche nella prima metà del secolo successivo, specialmente utilizzato in chiave di sostegno politico alla... more
La devozione alla Madonna della Soledad appare ben documentata nel territorio dello Stato di Milano per tutto il Seicento e anche nella prima metà del secolo successivo, specialmente utilizzato in chiave di sostegno politico alla monarchia spagnola da parte di svariati esponenti del patriziato di cittadino. Si pensi solamente alle disposizioni testamentarie del cardinale arcivescovo Cesare Monti per la promozione del culto in patria e per finanziamenti in territorio iberico richiesti ai suoi eredi o alla fondazione di un altare dedicato a questo stesso culto mariano nell’ossario milanese di San Bernardino alle ossa da parte della celebre contessa Clelia Grillo Borromeo Arese. Carte d’archivio, incisioni e opere a tutt’oggi conservate pongono in evidenza una predilezione da parte della committenza lombarda per l’impiego di manufatti lignei, talvolta completati da un corredo di vesti e di gioielli, di cui si fornisce nel presente contributo una panoramica.
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Il contributo ricostruisce le diverse fasi di decorazione e arredo del presbiterio della cattedrale di San Lorenzo di Lugano, dalla seconda metà del XVII secolo ai primi decenni del Novecento. Spicca l'altare barocco, progettato... more
Il contributo ricostruisce le diverse fasi di decorazione e arredo del presbiterio della cattedrale di San Lorenzo di Lugano, dalla seconda metà del XVII secolo ai primi decenni del Novecento. Spicca l'altare barocco, progettato originariamente da Andrea Biffi, architetto del duomo di Milano, e completato con le sculture di Giuseppe Rusnati, su modelli di Francesco Pozzi. L'assetto settecentesco dell'area si completa con la decorazione ad affresco realizzata dai fratelli Torricelli di Lugano entro il 1764.
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The paper investigates the history and patronage of the artworks placed in the side chapels and presbytery, including the Neoclassical high altar, of the parish church in Melide (Canton Ticino) from the XVIIth to the first decades of the... more
The paper investigates the history and patronage of the artworks placed in the side chapels and presbytery, including the Neoclassical high altar, of the parish church in Melide (Canton Ticino) from the XVIIth to the first decades of the XXth century.
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Sono noti gli interessi verso le arti figurative e il mecenatismo di Adelaide Enrichetta di Savoia, dal 1650 moglie dell’elettore di Baviera Ferdinando Maria di Wittelsbach. Costante fu il desiderio di rivolgersi ad artisti e consulenti... more
Sono noti gli interessi verso le arti figurative e il mecenatismo di Adelaide Enrichetta di Savoia, dal 1650 moglie dell’elettore di Baviera Ferdinando Maria di Wittelsbach. Costante fu il desiderio di rivolgersi ad artisti e consulenti provenienti dalla penisola italiana e, in particolare, già attivi presso la corte torinese. Si ricordi il coinvolgimento di Emanuele Tesauro per suggerire le tematiche dei cicli iconografici della residenza “di delizia” di Nymphenburg. La ricerca di un artista abile nel genere del ritratto, già manifestata al tempo della principessa sabauda, si ripresentò negli anni di governo del figlio, Massimiliano Emanuele, e costituì l’occasione per la chiamata a Monaco di Baviera nell’ultimo decennio del Seicento del pittore torinese Giovanni Battista Curlando (1648/1652- 1710), attento ai modelli aulici di ambito francese. La decorazione del salone delle feste nel castello di Lustheim a Oberschleissheim costituì senza dubbio la commissione più impegnativa affidatagli. Il ciclo di sei tele, a tutt’oggi conservate, raffiguranti differenti tipologie di caccia sarà oggetto di analisi sia in merito agli specifici contenuti iconografici, a partire dalle modalità di rappresentazione dei personaggi di corte, sia dal punto di vista dei modelli di riferimento. In particolare si metteranno in luce relazioni e differenze con l’apparato progettato da Jan Miel, al quale parteciparono anche i pittori di corte Charles Dauphin e Bartolomeo Caravoglia, per il salone di Diana della reggia di Venaria, su commissione di Carlo Emanuele II di Savoia nel settimo decennio del XVII secolo.
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Manfredo Settala (1600-1680), canonico di San Nazaro e conservatore dell’Accademia Ambrosiana, raccolse in Milano una straordinaria collezione, celebrata dalla pubblicistica contemporanea e da numerosi viaggiatori italiani e stranieri,... more
Manfredo Settala (1600-1680), canonico di San Nazaro e conservatore dell’Accademia Ambrosiana, raccolse in Milano una straordinaria collezione, celebrata dalla pubblicistica contemporanea e da numerosi viaggiatori italiani e stranieri, composta da più di tremila pezzi di varia natura che dovevano riflettere, dalla botanica all’etnografia, dalla zoologia alle arti figurative, dall’astronomia all’archeologia, i diversi campi del sapere umano e fornire un supporto alla conoscenza, unitamente alla biblioteca.
Alla fine del 1664 venne pubblicata la prima descrizione a stampa in latino delle raccolte, ad opera di Paolo Maria Terzaghi. il Musaeum Septalianum. Due anni dopo fu stampata l'edizione italiana dell'opera, a cura di Pietro Francesco Scarabelli, con una stesura più divulgativa. Di quest’opera in volgare venne tirata una seconda edizione, aggiornata con le nuove acquisizioni e corredata da una stampa di Cesare Fiori che propone una immaginaria veduta della galleria in palazzo Settala di via Pantano.
Parallela all’iniziativa editoriale fu la commissione ad una serie di giovani pittori milanesi di riprodurre con disegni e dipinti tutti gli oggetti del Museo. I fogli vennero raccolti in sette volumi, dispersi dopo la morte del canonico.
Nel 1900 due di questi volumi furono ritrovati sul mercato antiquario di Lipsia, mentre un terzo fu rintracciato presso Michelangelo Guggenheim a Venezia. Entrarono tutti entro il 1906 a far parte della Biblioteca Ambrosiana, mentre altri due si trovano alla Biblioteca Estense di Modena. Ognuno dei disegni riproducenti fedelmente gli oggetti musealizzati reca brevi annotazioni circa l'oggetto rappresentato per quanto riguarda le sue peculiarità e la sua provenienza. Utili per la ricostruzione dei criteri con cui venne progettata l’intera collezione, questi dati mettono anche in luce una ricca rete di altolocati donatori, dal cardinale e arcivescovo Cesare Monti al principe Federico Landi, e di contatti con il mondo artistico e scientifico contemporaneo sui quali si concentrerà la relazione proposta.
Alla fine del 1664 venne pubblicata la prima descrizione a stampa in latino delle raccolte, ad opera di Paolo Maria Terzaghi. il Musaeum Septalianum. Due anni dopo fu stampata l'edizione italiana dell'opera, a cura di Pietro Francesco Scarabelli, con una stesura più divulgativa. Di quest’opera in volgare venne tirata una seconda edizione, aggiornata con le nuove acquisizioni e corredata da una stampa di Cesare Fiori che propone una immaginaria veduta della galleria in palazzo Settala di via Pantano.
Parallela all’iniziativa editoriale fu la commissione ad una serie di giovani pittori milanesi di riprodurre con disegni e dipinti tutti gli oggetti del Museo. I fogli vennero raccolti in sette volumi, dispersi dopo la morte del canonico.
Nel 1900 due di questi volumi furono ritrovati sul mercato antiquario di Lipsia, mentre un terzo fu rintracciato presso Michelangelo Guggenheim a Venezia. Entrarono tutti entro il 1906 a far parte della Biblioteca Ambrosiana, mentre altri due si trovano alla Biblioteca Estense di Modena. Ognuno dei disegni riproducenti fedelmente gli oggetti musealizzati reca brevi annotazioni circa l'oggetto rappresentato per quanto riguarda le sue peculiarità e la sua provenienza. Utili per la ricostruzione dei criteri con cui venne progettata l’intera collezione, questi dati mettono anche in luce una ricca rete di altolocati donatori, dal cardinale e arcivescovo Cesare Monti al principe Federico Landi, e di contatti con il mondo artistico e scientifico contemporaneo sui quali si concentrerà la relazione proposta.
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L’ultimo quarto del Settecento vede, in tutta la penisola italiana e in Europa, un’estrema proliferazione e parcellizzazione del fenomeno collezionistico in direzione degli ambiti dell’antiquaria, delle scienze naturali e della riscoperta... more
L’ultimo quarto del Settecento vede, in tutta la penisola italiana e in Europa, un’estrema proliferazione e parcellizzazione del fenomeno collezionistico in direzione degli ambiti dell’antiquaria, delle scienze naturali e della riscoperta dei “primitivi”, spesso all’interno di una più ampia e ideologizzata visione individuale. Una considerevole quantità di figure, molte delle quali inedite e di notevole interesse, si possono rilevare nell’ambiente dell’Italia settentrionale, spesso con reti di relazioni assai ramificate a livello internazionale. Nell’ambito dei vasti interessi antiquari di molti di questi personaggi, si pensi, per citare solamente alcuni noti casi, al patrizio veneziano Girolamo Ascanio Dal Molin, al padovano marchese Tommaso Obizzi e al veronese Jacopo Verità, o per l’ambiente milanese al principe Alberico XII di Belgiojoso d’Este e all’abate Carlo Trivulzio, rientravano, oltre alla numismatica, anche cammei e pietre incise, sciolte o montate ad anello. Non si trattava necessariamente di manufatti di epoca romana, ma spesso di oggetti di età rinascimentale o anche contemporanei, frutto di vere e proprie falsificazioni o riproduzioni o anche di parziali combinazioni di lavori antichi e moderni. La loro modalità di acquisizione, effettuata oltre che con acquisti diretti presso artisti e mercanti, attraverso una fitta rete di corrispondenze e di scambi tra appasionati collezionisti, nonché di studio per confronto, impiegando frequentemente lo stesso insieme di relazioni, oltre che l’ausilio di specifiche pubblicazioni, rientrava pienamente nell’ambito dei rituali della sociabilità aristocratica del periodo. L’interesse verso le gemme intagliate e i cammei originali, o abilmente riprodotti, divennne dunque un vero e proprio fenomeno di moda, tra gli ultimi decenni del XVIII secolo e all’inizio del successivo, per il quale il periodico romano Memorie per le Belle Arti aveva istituito un apposito paragrafo mensile, nel quale spesso compariva il nome di uno dei maggiori specialisti del settore, Giovanni Pichler, che divenne referente di fiducia, tra gli altri, di svariati collezionisti di ambiente milanese e, più latatamente padano. La raccolta di cammei e pietre incise Dati della Somaglia, parte di un più ampio nucleo collezionistico, sarà analizzata nel contributo in esame alla luce del contesto indicato nella sua origine, consistenza, caratteri comuni e peculiari, finalità, tentando anche di rintracciarne il percorso successivo alla morte del proprietario.
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Carlo Emanuele II di Savoia: il suo viaggio a Venezia nel 1667 ed il suo incontro con Pio Enea Obizzi, in Archeologia, Arte e Storia in Piemonte. Notizie inedite. Studi in onore di Bruno Signorelli, n. 6 della collana “Quaderni di Archeologia e Arte in Piemonte”, Torino, SPABA, 2016, pp. 115-134more
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The sculptor Giovanni Battista Falconi is one of the most important and well documented personalities for his activity in Poland between 1630 and 1658. He worked especially in Kraków and Lublin; among his best known plaster decorations we... more
The sculptor Giovanni Battista Falconi is one of the most important and well documented personalities for his activity in Poland between 1630 and 1658. He worked especially in Kraków and Lublin; among his best known plaster decorations we must remember the stucco sculptures in Łańcut castle. To better understand his role it is not of secondary importance to reconsider his works together with the wide activity through centuries of the Ticinese dynasty he belonged to, which was native of the Rovio hamlet in the Sottoceneri area. It has been to trace the family genealogical tree of this dynasty which during the XVIIth century gave birth to one more great artist at least: the stone sculptor, stuccadore and bronzesmith Bernardo Falconi. Since the 1630s to the end of the century he worked in many different Italian towns: Genoa, harbour where he shipped statues to Madrid; Modena; most frequent stays in the Serenissima territories, from Venice to Padua, and in the Savoy duchy where he was awarded by the role of court sculptor. The paper deals in a first outline of the different masters by the Falcone dynasty who played an important role during the “Golden Age” of Lake Artists’ activity in Europe: the Baroque XVIITH century.
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Il contributo si focalizza sulla corrispondenza intercorsa tra l'incisore ticinese, il conte veronese Bartolomeo Giuliari e lo stuccatore e progettista d'interni Giocondo Albertolli, nel periodo dal il 1793 al 1813 circa, approfondendo... more
Il contributo si focalizza sulla corrispondenza intercorsa tra l'incisore ticinese, il conte veronese Bartolomeo Giuliari e lo stuccatore e progettista d'interni Giocondo Albertolli, nel periodo dal il 1793 al 1813 circa, approfondendo non solo le vicende connesse alla realizzazione del corredo illustrativo per il volume dedicato alla cappella Pellegrini nella chiesa di San Bernardino di Verona, ma le parallele commissioni ricevute da Giacomo Mercoli, prima dal governo asburgico e poi da quello napoleonico e il ruolo di intermediario, sotto il segno di una genuina amicizia, esercitato da Giocondo Albertolli.
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Il mecenatismo della dinastia degli Obizzi è stato principalmente connesso alla articolata e paradigmatica vicenda delle raccolte allestite nel “castello” del Catajo di Battaglia Terme, pervenute per lascito testamentario dell’ultimo... more
Il mecenatismo della dinastia degli Obizzi è stato principalmente connesso alla articolata e paradigmatica vicenda delle raccolte allestite nel “castello” del Catajo di Battaglia Terme, pervenute per lascito testamentario dell’ultimo discendente del casato, Tommaso, alla dinastia Austro-Estense e sull’insieme di relazioni connesse alla loro costituzione e dispersione. Il presente contributo propone di indagare una inedita vicenda all’interno dei percorsi individuali degli esponenti più brillanti, sia per carriera politica che per interessi culturali, del casato. Scelte e posizioni precise vennero assunte nei secoli dagli Obizzi sia all’interno dell’ambiente veneto di terraferma, indirizzate, anche attraverso l’investimento culturale e artistico, di cui il teatro di Padova e la residenza del Catajo devono considerarsi poli complementari, sia attraverso una strategia di affermazione politica di ambito internazionale pienamente raggiunta dalla personalità del feldmaresciallo imperiale Ferdinando (1640-1710) presso la dinamica corte di Vienna in una fase di preparazione dell’Impero al suo ruolo egemone nell’Europa del Settecento. Figlio cadetto del marchese Pio Enea II, destinato alla carriera militare raggiunse le più alte gerarchie nella compagine asburgica tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, grazie anche ad una accorta politica matrimoniale, e si distinse a Vienna per gli interessi in ambito musicale, l’allestimento di una quadreria, in parte ritornata a Padova e trasferita al Catajo dopo la sua morte, e la commissione di un sontuoso gartenpalais all’architetto Domenico Martinelli, professionista di spicco presso le dinastie di governo durante l’ultima fase del regno di Leopoldo I d’Asburgo.
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The great sculptor Ercole Ferrata (Pellio Intelvi, 1610-Roma, 1686) left many great Baroque art works in Rome and through Europe, but few evidences of his activity in his homeland, where he arranged different money donations for religious... more
The great sculptor Ercole Ferrata (Pellio Intelvi, 1610-Roma, 1686) left many great Baroque art works in Rome and through Europe, but few evidences of his activity in his homeland, where he arranged different money donations for religious buildings of Pellio Inferiore, especially the oratory of the Madonna del Garello. In the paper the master’s legacy, consisting of eight wooden statues and his portrait, since 1966 displayed in the Museo Diocesano of Scaria Intelvi, is reconsiderd on the basis of new documentary evidences. In the second part of the essay an Immaculate statue from the parish church of San Giovanni in Bellagio is attributed to the artist.
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paper published in A.Spiriti (eds.) Maria Gaetana Agnesi. Scienziata, umanista e donna di fede da Varedo all’Europa, atti delle giornate di studi (Varedo, Sede Comunale, del 20-21-22 marzo 2009), Lecco, 2016 pp. 41-78.
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La chiesa di San Giuseppe di Torino ha goduto di una assai limitata fortuna negli studi sugli edifici di culto torinesi in età moderna, nonostante numerose pubblicazioni scientifiche e convegni dell’ultimo decennio si siano occupati delle... more
La chiesa di San Giuseppe di Torino ha goduto di una assai limitata fortuna negli studi sugli edifici di culto torinesi in età moderna, nonostante numerose pubblicazioni scientifiche e convegni dell’ultimo decennio si siano occupati delle manifestazioni architettoniche e artistiche a Torino tra Sei e Settecento. Il contributo verte su una prima ricostruzione delle principali vicende connesse alla costruzione della chiesa, a partire dagli anni intorno al 1678-80, fase di insediamento dei padri Ministri degli Infermi in Torino per volontà della Seconda Madama Reale, Giovanna Battista di Savoia-Nemours, alla sua decorazione e al suo arredo tra la fine del XVII e la prima metà del XVIII secolo, polarizzando l’attenzione sulla scelta effettuata da parte della stessa committenza interna all’ordine di avvalersi del pittore Gaspare Serenari, largamente attivo in Roma e particolarmente gradito ai camilliani, per la commissione dei teleri con fatti della vita del santo fondatore che rappresentano un unicum non solo nella città di Torino, ma per l’intero territorio sabaudo, inviati in occasione della cannonizzazione di Camillo de Lellis nel 1746. La vicenda sarà posta a confronto con le scelte artistiche effettuate nella medesima fase dagli esponenti di altri ordini religiosi e congregazioni fondati in età moderna presenti nel territorio del capoluogo sabaudo.
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Ricostruzione delle vicende architettoniche e artistiche della parrocchiale di San Martino di La Morra tra l'ultimo quarto del XVII e i primi decenni del XVIII secolo in relazione all'intervento progettuale dell'architetto e ingegnere... more
Ricostruzione delle vicende architettoniche e artistiche della parrocchiale di San Martino di La Morra tra l'ultimo quarto del XVII e i primi decenni del XVIII secolo in relazione all'intervento progettuale dell'architetto e ingegnere ducale Michelangelo Garove.
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Devotion to Immaculate Conception in Milanese State boasts an antique origin and continuously increased during the Modern Age as shown by the different papers included in the book L’Immacolata nei rapporti tra l’Italia e la Spagna, ed.... more
Devotion to Immaculate Conception in Milanese State boasts an antique origin and continuously increased during the Modern Age as shown by the different papers included in the book L’Immacolata nei rapporti tra l’Italia e la Spagna, ed. Alessandra Anselmi, Roma 2008. The present essay proposes a selection of significative worship figurative records, considering iconographical patterns promoted by Franciscans and Capuchins, the composition and features of the different confraternities dedicated to the Immaculate Conception founded in Milan during the period from the last quarter of the XVIIth and the first decades of the XVIIIth century and the relationship with the diffusion of worship through Central Europe. As the most advanced historiography had pointed out, in this particular period the Milanese State was troubled by a complex political situation connected to the crisis determined by the uncertain destiny of the succession to King of Spain Charles 2nd of Hapsburg. Among the different reactions, it is possible to notice a renewed devotion to the Virgin Mary, evoked in the same phase, on an international scale, during crucial events which involved many European states, and the Hapsburg dominions especially: the Wien liberation from the Turks in 1683 with the Austrian-Polish victory of Kahlenberg, and the subsequently crusade against the Ottoman Empire from 1684 to 1687. All this happened during the papacy of Innocenzo XI Odescalchi from Como, Milanese State.
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Contributo contenuto nel volume di Studi dedicati alla memoria del Prof. Mariusz Karpowicz. Il paradigmatico studio di Mariusz Karpowicz dedicato agli Artisti Valsoldesi in Polonia nel ‘600 e nel ‘700 (Menaggio 1996), seguito dal lavoro... more
Contributo contenuto nel volume di Studi dedicati alla memoria del Prof. Mariusz Karpowicz.
Il paradigmatico studio di Mariusz Karpowicz dedicato agli Artisti Valsoldesi in Polonia nel ‘600 e nel ‘700 (Menaggio 1996), seguito dal lavoro monografico Carlo e Francesco Ceroni. Architetti valsoldesi in Polonia, (1998), ha delineato il ruolo dei Ceroni di Albogasio Inferiore in qualità di progettisti e costruttori nella città di Varsavia tra gli ultimi decenni del Seicento e i primi del Settecento, favoriti dalle parentele con le famiglie di architetti regi degli Affaitati e dei Fontana. In questa stessa fase, un altro ramo della dinastia, attestato nella vicina San Mamete, sceglieva come ambito di azione il ducato sabaudo, poi Regno di Sardegna, privilegiando così una delle mete predilette per i maestri valsoldesi di età moderna, unitamente ai territori della Serenissima e al citato regno di Polonia e Lituania. Il presente studio si propone di indagare le motivazioni e l’attività di questa seconda linea dei Ceroni in Piemonte, con particolare attenzione alla figura di Carlo Antonio Domenico (1749-1816), architetto impegnato nello stato sabaudo per oltre un cinquantennio, soprattutto per fabbriche religiose, dal completamento del palazzo del seminario metropolitano al collegio già dei gesuiti in Torino ai filippini di Biella, e le sue relazioni con altre figure di artisti di origine lacuale tra la fine del Settecento e il primo Ottocento tra cui spiccano i valsoldesi Bellotti e le collaborazioni con il pittore Rocco Comaneddi di Cima, allievo e poi collaboratore del grande Carlo Innocenzo Carloni e poi affermatosi come interprete neoclassico.
Il paradigmatico studio di Mariusz Karpowicz dedicato agli Artisti Valsoldesi in Polonia nel ‘600 e nel ‘700 (Menaggio 1996), seguito dal lavoro monografico Carlo e Francesco Ceroni. Architetti valsoldesi in Polonia, (1998), ha delineato il ruolo dei Ceroni di Albogasio Inferiore in qualità di progettisti e costruttori nella città di Varsavia tra gli ultimi decenni del Seicento e i primi del Settecento, favoriti dalle parentele con le famiglie di architetti regi degli Affaitati e dei Fontana. In questa stessa fase, un altro ramo della dinastia, attestato nella vicina San Mamete, sceglieva come ambito di azione il ducato sabaudo, poi Regno di Sardegna, privilegiando così una delle mete predilette per i maestri valsoldesi di età moderna, unitamente ai territori della Serenissima e al citato regno di Polonia e Lituania. Il presente studio si propone di indagare le motivazioni e l’attività di questa seconda linea dei Ceroni in Piemonte, con particolare attenzione alla figura di Carlo Antonio Domenico (1749-1816), architetto impegnato nello stato sabaudo per oltre un cinquantennio, soprattutto per fabbriche religiose, dal completamento del palazzo del seminario metropolitano al collegio già dei gesuiti in Torino ai filippini di Biella, e le sue relazioni con altre figure di artisti di origine lacuale tra la fine del Settecento e il primo Ottocento tra cui spiccano i valsoldesi Bellotti e le collaborazioni con il pittore Rocco Comaneddi di Cima, allievo e poi collaboratore del grande Carlo Innocenzo Carloni e poi affermatosi come interprete neoclassico.
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Ricostruzione del rappporto di competenza tra il conte Paolo Monti Melzi e il pittore bustocco Biagio Bellotti alla metà del XVIII secolo per la decorazione di alcuni ambienti di rappresentanza in palazzo Monti Viani Andreani Sormani di... more
Ricostruzione del rappporto di competenza tra il conte Paolo Monti Melzi e il pittore bustocco Biagio Bellotti alla metà del XVIII secolo per la decorazione di alcuni ambienti di rappresentanza in palazzo Monti Viani Andreani Sormani di Milano, attuale sede della Biblioteca Civica.
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The rich bibliography on the three generations of artists of the Galliari family focused even in the past two decades, on the wide activity n the Stato di Milano of Bernardino and his two brothers, Fabrizio and Giovanni Antonio, as fresco... more
The rich bibliography on the three generations of artists of the Galliari family focused even in the past two decades, on the wide activity n the Stato di Milano of Bernardino and his two brothers, Fabrizio and Giovanni Antonio, as fresco painters and, especially, as theatrical scenographers. Their works painted in Piedmont, and particularly in the capital city, considering their status of Savoy court sudditi, never abandoned, had been centered on the role by Bernardino and Fabrizio as scenographers of the Regio Theatre in Turin, but their decorative campaigns in religious buildings and for court aristocracy palaces gained little attention. The present paper investigates the last subject, considering the different artistic roles of the three brothers as figurative and illusionistic architecture painters and the various international patterns used by the members of the family. The work division among them can be compared in the same area with that of the family équipe of the Pozzo from Valsolda which had been settled in Piedmont since the last decades of the XVIITH century and with the Torricelli of Lugano different generations of artistis which appeared in these territories from the 1750s. The paper will also focus on the reasons and the supporters of Bernardino’s promotion as professor of the Turin Painting and Sculpture Royal Academy and his teaching activity for over ten years, topic never investigated before.
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Paper on the history of the Ottavio Mazzonis' collection and art patronage of his family between XIXTh and XXth century, catalogue of the exhibition (Torino, Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto, 15 luglio-30 agosto 2015)
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The book proposes the outcomes of the first systematic research on the religious buildings of Casasco d'Intelvi between XVIth and XXth century. These real excellent expressions of Art and Architecture are investigated considering the... more
The book proposes the outcomes of the first systematic research on the religious buildings of Casasco d'Intelvi between XVIth and XXth century. These real excellent expressions of Art and Architecture are investigated considering the urban transformations of Casasco and the dynamics of the artist families who were born here. Members of dynasties as Ferradini, Ferrata, Gelpi, Caminada, Schera and Pedetti played sometimes both the roles of masters and patrons, sometimes one only in the reconstruction and decoration of their religious sites.
The church of the brotherhood of Our Lady of the Mount Carmel is a remarkable example, for the abundance of its inner decoration, of the variety and versatility of stucco sculpture modelled by Lake Artists around Europe between Baroque and Rococo ages.
The parish church of San Maurizio, of medieval origin, show nowadays mature Neoclassical forms, derived by its reconstruction in the middle of the XIXth century. Completion interventions took place also during the first half of the XXth century, supported by the generosity of the descendants of old masters dynasties who worked in different continents: from Europe to South America.
The architectonical and artistic history of Casasco can be fully included in the wide phenomenon of the international activity of Lakes Artists during the Modern Age and beyond.
They were artists which strongly preserved a complex web of relationships and economical interests in their native lands where they would come back periodically, if it was possible. Their direct participation in the building, decoration and improvement of the religious buildings of their native hamlet could be considered as a sign of devotion, membership and of social status of extraordinary importance as revealed by the history of the churches of Casasco reconstructed in this book.
The church of the brotherhood of Our Lady of the Mount Carmel is a remarkable example, for the abundance of its inner decoration, of the variety and versatility of stucco sculpture modelled by Lake Artists around Europe between Baroque and Rococo ages.
The parish church of San Maurizio, of medieval origin, show nowadays mature Neoclassical forms, derived by its reconstruction in the middle of the XIXth century. Completion interventions took place also during the first half of the XXth century, supported by the generosity of the descendants of old masters dynasties who worked in different continents: from Europe to South America.
The architectonical and artistic history of Casasco can be fully included in the wide phenomenon of the international activity of Lakes Artists during the Modern Age and beyond.
They were artists which strongly preserved a complex web of relationships and economical interests in their native lands where they would come back periodically, if it was possible. Their direct participation in the building, decoration and improvement of the religious buildings of their native hamlet could be considered as a sign of devotion, membership and of social status of extraordinary importance as revealed by the history of the churches of Casasco reconstructed in this book.
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Il penultimo duca di Modena e Reggio non ha goduto, nei secoli, di particolare fortuna storiografica. Responsabile della vendita di cento capolavori della famosa quadreria estense al principe elettore di Sassonia e re di Polonia Augusto... more
Il penultimo duca di Modena e Reggio non ha goduto, nei secoli, di particolare fortuna storiografica. Responsabile della vendita di cento capolavori della famosa quadreria estense al principe elettore di Sassonia e re di Polonia Augusto III, accusato dagli storici del Risorgimento per aver ceduto il ducato agli Asburgo in cambio della continuità dinastica con la creazione dell’alleanza austro-estense e spesso tratteggiato come un uomo troppo indulgente ai piaceri della vita, si è guadagnato un’immagine per molti aspetti discussa.
Il volume affronta il mecenatismo estense nell’età di Francesco III d’Este e le vicende della sua ricca biografia delineando un primo profilo completo della visione culturale del principe e del suo patronage artistico che venne a interessare non solo i domini ducali emiliani, ma anche due città della Lombardia asburgica nelle quali lungamente visse nella seconda metà del Settecento: Milano e Varese. Da fine interprete della mentalità del XVIII secolo, tentò di sostituire l’eredità mitizzata della tradizione rinascimentale estense promuovendo nuove forme di mecenatismo, funzionali a preservare e rafforzare, consapevole delle intrinseche debolezze politiche, finanziarie e culturali, la pur delicata posizione dello stato estense e del suo signore attraverso la mutazione degli scenari internazionali che caratterizzarono buona parte del Settecento, prima della fine dell’Antico Regime.
Il volume affronta il mecenatismo estense nell’età di Francesco III d’Este e le vicende della sua ricca biografia delineando un primo profilo completo della visione culturale del principe e del suo patronage artistico che venne a interessare non solo i domini ducali emiliani, ma anche due città della Lombardia asburgica nelle quali lungamente visse nella seconda metà del Settecento: Milano e Varese. Da fine interprete della mentalità del XVIII secolo, tentò di sostituire l’eredità mitizzata della tradizione rinascimentale estense promuovendo nuove forme di mecenatismo, funzionali a preservare e rafforzare, consapevole delle intrinseche debolezze politiche, finanziarie e culturali, la pur delicata posizione dello stato estense e del suo signore attraverso la mutazione degli scenari internazionali che caratterizzarono buona parte del Settecento, prima della fine dell’Antico Regime.
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L'amore per le arti del re di Sardegna Carlo Alberto mise alla prova l'ingegno di due tra i suoi migliori artisti. Il fregio ideato da Pelagio Palagi e modellato da Giuseppe Gaggini per il Castello di Racconigi sapientemente fonde la... more
L'amore per le arti del re di Sardegna Carlo Alberto mise alla prova l'ingegno di due tra i suoi migliori artisti. Il fregio ideato da Pelagio Palagi e modellato da Giuseppe Gaggini per il Castello di Racconigi sapientemente fonde la lezione delle sculture di Fidia per il Partenone con richiami alla pittura raffaellesca e seicentesca di Nicolas Poussin e di Domenichino.
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Il nobile benese Melchiorre Magistrati (1647-1718), singolare figura di suddito sabaudo, fu per decenni profondamente inserito nella diplomazia internazionale con incarichi di rilievo presso la corte arciducale di Innsbruck. Il religioso... more
Il nobile benese Melchiorre Magistrati (1647-1718), singolare figura di suddito sabaudo, fu per decenni profondamente inserito nella diplomazia internazionale con incarichi di rilievo presso la corte arciducale di Innsbruck. Il religioso costituì un punto di riferimento costante in un momento molto delicato per il ducato sabaudo, fortemente vincolato dal rapporto politico-dinastico con la Francia. Nel 1688 ottenne da Vittorio Amedeo II, grazie ai suoi meriti, la croce di cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro. Nell’ultimo decennio di vita promosse la costruzione e la decorazione dell’oratorio attiguo al palazzo di famiglia, intitolato ai Tre Re Magi, e dell’altare maggiore, presbiterio, coro e navata centrale della chiesa di S. Francesco a Bene Vagienna, sontuosi lavori in stucchi policromi che a tutt’oggi costituiscono siti di notevole interesse nel ricco panorama di bellezze artistiche e architettoniche di Bene Vagienna.
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La ricostruzione della storia delle fondazioni camaldolesi nel Piemonte sabaudo, effettuata dai diversi contributi contenuti nel volume Gli Eremi Camaldolesi di Piemonte 1601-1801, a cura di G. Armando-L. Facchin-D. Lanzardo (Cherasco... more
La ricostruzione della storia delle fondazioni camaldolesi nel Piemonte sabaudo, effettuata dai diversi contributi contenuti nel volume Gli Eremi Camaldolesi di Piemonte 1601-1801, a cura di G. Armando-L. Facchin-D. Lanzardo (Cherasco 2017), ha messo in luce l’originaria esistenza di importanti patrimoni d’arte conservati presso queste sedi tra XVII e XVIII secolo, spesso poi in larga parte dispersi sul territorio a seguito delle soppressioni degli ordini religiosi di epoca napoleonica. Spazi deputati alla loro maggiore concentrazione furono gli edifici ecclesiastici eretti all’interno dei diversi eremi, grazie alla munificenza, nel caso di quello torinese della stessa dinastia ducale e poi reale, in quelli di Cherasco e Lanzo frutto del mecenatismo di importanti casate variamente legate alla corte sabauda, quali i Bogetto e i Graneri. Il presente contributo intende tracciare una panoramica sugli interventi artistici più significativi, mettendo in luce le scelte ricorrenti di architetti e artisti, spesso legati alla committenza di Casa Savoia e attivi nei cantieri delle residenze principesche, i modelli stilistici e iconografici di riferimento.
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La mattinata di studi si propone, con nuovi contributi, di ricordare due artisti calusiesi, nell'ambito del ricco panorama artistico piemontese del XIX secolo: il vedutista Giuseppe Camino nel 200 anniversario della nascita e il... more
La mattinata di studi si propone, con nuovi contributi, di ricordare due artisti calusiesi, nell'ambito del ricco panorama artistico piemontese del XIX secolo: il vedutista Giuseppe Camino nel 200 anniversario della nascita e il naturamortista Giuseppe Falchetti nel 100 anniversario della morte.
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Un nuovo approccio alla storia delle arti figurative e dell'architettura, e alla ricerca delle fonti, attraverso una prima verifica della consistenza e incidenza delle notizie o commenti d'arte e architettura nei periodici della Lombardia... more
Un nuovo approccio alla storia delle arti figurative e dell'architettura, e alla ricerca delle fonti, attraverso una prima verifica della consistenza e incidenza delle notizie o commenti d'arte e architettura nei periodici della Lombardia asburgica del XVIII secolo.
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La dinastia degli Spazzi di Lanzo d'Intelvi vanta una storia plurisecolare che ha origine in età medievale e che interessò numerose regioni e località in tutta Europa: dalla Sardegna a Vienna, oltre che la loro terra d'origine. Il... more
La dinastia degli Spazzi di Lanzo d'Intelvi vanta una storia plurisecolare che ha origine in età medievale e che interessò numerose regioni e località in tutta Europa: dalla Sardegna a Vienna, oltre che la loro terra d'origine. Il contributo in esame indaga l'attività di un ramo della famiglia che si sviluppò dalla fine del Settecento a tutto l'Ottocento nella città di Verona.
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L’intervento è volto a ricostruire le testimonianze rese dalle arti visive pittura, incisione e scultura che, dalla fine del XVI secolo al XIX-XX, hanno voluto restituire le fattezze di Giovanni Botero e, dove possibile, le motivazioni di... more
L’intervento è volto a ricostruire le testimonianze rese dalle arti visive pittura, incisione e scultura che, dalla fine del XVI secolo al XIX-XX, hanno voluto restituire le fattezze di Giovanni Botero e, dove possibile, le motivazioni di coloro che le hanno commissionate. Il contributo includerà, inoltre, alcune considerazioni sul rapporto tra Botero e le arti figurative.
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Nelle raccolte grafiche della Veneranda Biblioteca Ambrosiana si conserva un corpus di incisioni di mano della “pittrice delle grazie”, Angelica Kauffmann (Coira, 1741 – Roma, 1807). Si tratta di lavori eseguiti principalmente durante il... more
Nelle raccolte grafiche della Veneranda Biblioteca Ambrosiana si conserva un corpus di incisioni di mano della “pittrice delle grazie”, Angelica Kauffmann (Coira, 1741 – Roma, 1807). Si tratta di lavori eseguiti principalmente durante il viaggio di formazione in Italia dell’artista che ebbe luogo tra il 1762 er la prima metà del 1766,. Si trattò di un’esperienza di fondamentale importanza non solo per il suo percorso formativo, arricchito dallo studio diretto di celebri quadrerie principesche e di collezioni private, ma anche per la complessa rete di relazioni che la giovane poté avviare e che, in taluni casi, la accompagnarono per tutta la sua lunga e feconda carriera. Il contributo intende indagare l’origine del nucleo di stampe ambriosiano alla luce dei rapporti che la pittrice intrattenne con svariati esponenti della Lombardia asburgica dagli anni Sessanta del Settecento sino all’affermarsi del governo francese, usufruendo anche di documenti inediti. Si inserisce in questo poco indagato filone di ricerca sulla biografia dell’artista, anche il riutilizzo dell’incisione del ritratto di Joahnn Joachim Winckelmann, uscito dal pennello della stessa Kauffmann, per arricchire l’apparato illustrativo della prima traduzione in lingua italiana del volume Geschichte der Kunst des Alterthums ossia la Storia delle Arti del disegno presso gli antichi, pubblicata a Milano nel 1779 per volontà del governo austriaco
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Il mecenatismo della dinastia degli Obizzi è stato principalmente connesso alla articolata e paradigmatica vicenda delle raccolte allestite nel “castello” del Catajo di Battaglia Terme, pervenute per lascito testamentario dell’ultimo... more
Il mecenatismo della dinastia degli Obizzi è stato principalmente connesso alla articolata e paradigmatica vicenda delle raccolte allestite nel “castello” del Catajo di Battaglia Terme, pervenute per lascito testamentario dell’ultimo discendente del casato, Tommaso, alla dinastia Austro-Estense e sull’insieme di relazioni connesse alla loro formazione e dispersione. Il presente contributo pone invece l’accento su una brillante personalità, sia per carriera politica che per interessi culturali, dello stesso casa: il feldmaresciallo imperiale Ferdinando (1640-1710). Fu indirizzato per scelta familiare alla carriera delle armi e a una strategia di affermazione personale e dinastica in ambito internazionale mettendosi al servizio della dinamica corte di Vienna. Figlio cadetto del marchese Pio Enea II, raggiunse le più alte gerarchie militari e politiche nella compagine asburgica tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, fase di preparazione dell’Impero al suo ruolo egemone nell’Europa del Settecento, grazie anche ad un’accorta politica matrimoniale. Si distinse a Vienna per gli interessi in ambito musicale, per l’allestimento di una quadreria e e la commissione di un sontuoso gartenpalais non lontano da Schönbrunn all’architetto Domenico Martinelli, professionista di spicco presso le dinastie di governo durante l’ultima fase del regno di Leopoldo I d’Asburgo.
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The enigmatical and wellknown episode of the double portrait of archibishop Archinto - paintings at the Metropolitan Museum of Art in New York and at the Philadelphia Museum of Art - can be considered the most astonishing case of Milanese... more
The enigmatical and wellknown episode of the double portrait of archibishop Archinto - paintings at the Metropolitan Museum of Art in New York and at the Philadelphia Museum of Art - can be considered the most astonishing case of Milanese aristocracy patronage towards Titian. Starting from this famous case study, the investigation deals with the different aspects of acquiring and displaying artworks by masters born during the “Golden Age” of the Most Serene Republic of Venice in the collections of the most important noble families of the Stato di Milano. The connection with the appreciation of this great artists at the Habsburg court of Madrid is evident, but it can be considered as a long lasting and remarkable phenomenon in Lombardy.
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The paper presents the case-study of the Bregno family from Osteno (Intelvi Valley, on Lugano Lake). Mostly of the members were sculptors or worked in carving and selling stone. It will be traced an outline of their activities and... more
The paper presents the case-study of the Bregno family from Osteno (Intelvi Valley, on Lugano Lake). Mostly of the members were sculptors or worked in carving and selling stone. It will be traced an outline of their activities and commercial strategies in the land of origin, in Como and later in northern Italy, especially in the Republic of Venice between XVth and XVIth century.
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The enigmatical and wellknown episode of the double portrait of archibishop Archinto - paintings at the Metropolitan Museum of Art in New York and at the Philadelphia Museum of Art - can be considered the most astonishing case of Milanese... more
The enigmatical and wellknown episode of the double portrait of archibishop Archinto - paintings at the Metropolitan Museum of Art in New York and at the Philadelphia Museum of Art - can be considered the most astonishing case of Milanese aristocracy patronage towards Titian. Starting from this famous case study, the investigation deals with the different aspects of acquiring and displaying artworks by masters born during the “Golden Age” of the Most Serene Republic of Venice in the palaces of the most important noble families of the Stato di Milano. The connection with the appreciation of this great artists at the Habsburg court of Madrid is evident, but it can be considered as a long lasting and remarkable phenomenon in Lombardy.
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nell’ambito della giornata di studi a cura di Aspem (Associazione Storica Piemontese per l’ Età Moderna), I Tapparelli, il Saluzzese e gli Stati sabaudi tra età moderna e contemporanea Lagnasco, Castello Tapparelli d’Azeglio.
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La devozione alla Madonna della Soledad appare ben documentata nel territorio dello Stato di Milano per tutto il Seicento e anche nella prima metà del secolo successivo, specialmente utilizzato in chiave di sostegno politico alla... more
La devozione alla Madonna della Soledad appare ben documentata nel territorio dello Stato di Milano per tutto il Seicento e anche nella prima metà del secolo successivo, specialmente utilizzato in chiave di sostegno politico alla monarchia spagnola da parte di svariati esponenti del patriziato di cittadino. Si pensi solamente alle disposizioni testamentarie del cardinale arcivescovo Cesare Monti per la promozione del culto in patria e per finanziamenti in territorio iberico richiesti ai suoi eredi o alla fondazione di un altare dedicato a questo stesso culto mariano nell’ossario milanese di San Bernardino alle ossa da parte della celebre contessa Clelia Grillo Borromeo Arese. Carte d’archivio, incisioni e opere a tutt’oggi conservate pongono in evidenza una predilezione da parte della committenza lombarda per l’impiego di manufatti lignei, talvolta completati da un corredo di vesti e di gioielli, di cui si fornisce nel presente contributo una panoramica.
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Assai limitata è la storiografia relativa alle vicende architettoniche e artistiche dell’Eremo camaldolese torinese, eretto sulle pendici del monte Veglio (oggi territorio comunale di Pecetto), grazie al sostegno del duca Carlo Emanuele I... more
Assai limitata è la storiografia relativa alle vicende architettoniche e artistiche dell’Eremo camaldolese torinese, eretto sulle pendici del monte Veglio (oggi territorio comunale di Pecetto), grazie al sostegno del duca Carlo Emanuele I a partire dal 1601. Il presente contributo intende analizzare questo quasi del tutto perduto complesso sacro da un duplice punto di vista. Innanzitutto, il peso della committenza sabauda e dei cavalieri della SS. Annunziata, essendo divenuto il sito sede della cappella capitolare del massimo ordine dinastico del casato, che determinò nei secoli XVII e XVIII l’invio di preziose opere d’arte - si pensi solamente alla perduta pala di Sebastiano Ricci - e suppellettili sacre, oltre al coinvolgimento di importanti professionisti attivi per la corte nella progettazione dei successivi riassesti architettonici: da Ascanio Vittozzi e Carlo di Castellamonte a Benedetto Alfieri. In secondo luogo, si presenterà una prima ricostruzione delle vicende relative alla dispersione del prezioso patrimonio artistico dopo le soppressioni di età napoleonica, parzialmente riemerso nel corso del Novecento in edifici sacri della città di Torino e nelle chiese di Pecetto, e della progressiva dismissione e trasformazione degli spazi dell’Eremo stesso.
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Paper presented in ReUSO 2015 - III Congreso Internacional sobre Documentación, Conservación, y Reutilización del PatrimonioArquitectónico y Paisajístico, Valencia, Universitat Politécnica, 22-24 ottobre 2015. In 1796-1797 countess... more
Paper presented in ReUSO 2015 - III Congreso Internacional sobre Documentación, Conservación, y Reutilización del PatrimonioArquitectónico y Paisajístico, Valencia, Universitat Politécnica, 22-24 ottobre 2015.
In 1796-1797 countess Faustina Mazzetti required architect Leopold Pollack for English landscape garden projects. It was the final intervention by a brilliant patron who totally transformed her country villa of Riva presso Chieri, in the nearby of Turin, into a fashionable Neoclassical building. After 50 years the property was sold to Municipality. Preserved the palace, used to house municipality different offices and services and also as primary school, the landscape garden was sold to different private owners and converted to agricultural use. Since 1970s the Municipality promoted different restoration campaigns to recover the most remarkable halls and rooms of the first floor and of the second one. The former ones have been reconverted as spaces for congress, concerts and temporary exhibitions and the latter ones as permanent site of the Paesaggio Sonoro Museum. The possibilities to replace, at least with virtual technology, the original and lost English garden is still an open problem and it can be considered the final step for the complete property recover to the XVIIITH century aspect finalized to the public opening and to the use of the building as a cultural centre.
In 1796-1797 countess Faustina Mazzetti required architect Leopold Pollack for English landscape garden projects. It was the final intervention by a brilliant patron who totally transformed her country villa of Riva presso Chieri, in the nearby of Turin, into a fashionable Neoclassical building. After 50 years the property was sold to Municipality. Preserved the palace, used to house municipality different offices and services and also as primary school, the landscape garden was sold to different private owners and converted to agricultural use. Since 1970s the Municipality promoted different restoration campaigns to recover the most remarkable halls and rooms of the first floor and of the second one. The former ones have been reconverted as spaces for congress, concerts and temporary exhibitions and the latter ones as permanent site of the Paesaggio Sonoro Museum. The possibilities to replace, at least with virtual technology, the original and lost English garden is still an open problem and it can be considered the final step for the complete property recover to the XVIIITH century aspect finalized to the public opening and to the use of the building as a cultural centre.
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In considerazione di una prima disamina di interventi architettonici e artistici sui territori dei feudi pontifici astigiani, il caso di Cisterna d’Asti si presenta in età moderna ben ricostruibile. E’ infatti possibile documentare lavori... more
In considerazione di una prima disamina di interventi architettonici e artistici sui territori dei feudi pontifici astigiani, il caso di Cisterna d’Asti si presenta in età moderna ben ricostruibile. E’ infatti possibile documentare lavori significativi intrapresi sia nei confronti della trasformazione del castello da struttura fortificata, eretta in una posizione strategica, in dimora signorile sia in relazione agli edifici di culto del territorio. Questi episodi di committenza si devono ad una dinastia di particolare prestigio nell’ambito delle ricerche sul mecenatismo culturale in età moderna, ovvero ai Dal Pozzo, marchesi di Voghera e principi di Cisterna. Nell’ambito dei pur svariati studi dedicati alle committenze artistiche e architettoniche dei diversi rami dell’illustre casato cui appertenne l’intellettuale e conoscitore e collezionista d’arte Cassiano, dalle fondazioni pisane al palazzo torinese, dalle più antiche residenze biellesi alla dispersione otto-novecentesca della superba quadreria, i lavori commissionati per il feudo di Cisterna non sono stati oggetto di specifici studi. Sebbene il castello astigiano non sia mai divenuto tra Sei e Ottocento residenza privilegiata di villeggiatura dei Dal Pozzo, come ben si può evincere anche dall’analisi degli inventari storici, che preferiono investire nei possedimenti di Reano e della Saffarona, più prossimi alla capitale sabauda, tuttavia, l’acquisizione del titolo principesco determinò una serie di interventi di riqualificazione del castello e di investimento nel patronato di una cappella presso la chiesa parrocchiale, secondo tradizionali logiche della committenza aristocratica di Ancien Régime, al momento non riscontrabili, invece, per il periodo di concessione del feudo ai patrizi milanesi Acerbi, famiglia protagonista, nei primi decenni del Seicento, di pur interessanti operazioni architettoniche e artistiche, quali la costruzione del palazzo in Porta Romana e la cappella nella chiesa teatina di Sant’Antonio Abate nel capoluogo lombardo. Appare rilevante osservare che le due principali fasi di intervento sulle proprietà in Cisterna da parte dei Dal Pozzo, ovvero gli ultimi due decenni del Seicento e il settimo-nono decennio del Settecento, ebbero luogo contemporaneamente ai più grandiosi lavori di acquisizione, ampliamento e poi di riqualificazione del palazzo torinese, noto dalla seconda metà del Novecento come sede principale della Provincia di Torino, utilizzando in parte anche le stesse maestranze. Il rinvenimento di questi dati permette dunque di meglio riconnettere e rileggere anche le operazioni architettoniche e artistiche finanziate nel feudo astigiano nell’ambito di una più ampia strategia di mecenatismo messo in opera nel capoluogo sabaudo, in Biella e nelle altre proprietà sul territorio, incluse prestigiose scelte di patronato religioso, dalla erigenda chiesa oratoriana di San Filippo Neri in Torino al santuario mariano di Oropa, nonché grazie ad un’ampia base di contatti e relazioni, prime fra tutte quelle nella Roma pontifica, capitale internazionale delle arti.
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paper presented in the International Congress Artisti italiani nelle terre sud est della Repubblica di Polonia nell’epoca moderna
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paper presented in 14th International Congress for Eighteenth-Century Studies ISECS/SIEDS 2015 (Rotterdam, Erasmus Unversitat, 27th-31st july 2015)
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2013, 9 marzo, Torino, Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, intervento “Radicati per il patrimonio architettonico e artistico della diocesi di Casale”, nella giornata di studio a cura di Bruno Signorelli, Pietro Secondo Radicati di Cocconato e Cella Vescovo-Conte di Casale (1701-1728).more
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La mostra intende porre l’accento su una serie di vicende, personalità, aspetti del vivere civile e della cultura che caratterizzarono la società piemontese dalla primavera del 1796, quando irruppero in Piemonte le armate francesi guidate... more
La mostra intende porre l’accento su una serie di vicende, personalità, aspetti del vivere civile e della cultura che caratterizzarono la società piemontese dalla primavera del 1796, quando irruppero in Piemonte le armate francesi guidate dal ventisettene Bonaparte e venne firmato con i rappresentanti del re di Sardegna, in Palazzo Salmatoris a Cherasco, il noto armistizio, sino all’abdicazione dell’aprile 1814, con il consueguente ritiro a Sant’Elena che coincise, per i territori in esame, al rientro dei Savoia dall’esilio in Sardegna e la riappropriazione del titolo sovrano.
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Presentazione del volume rte e cultura tra Classicismo e Lumi. Omaggio a Winckelmann, a cura di I.C. Balestreri e L. Facchin, Milano, Jacabook, 2018. Nel 1779 si pubblicò a Milano la prima traduzione italiana di Geschichte der Kunst des... more
Presentazione del volume rte e cultura tra Classicismo e Lumi. Omaggio a Winckelmann, a cura di I.C. Balestreri e L. Facchin, Milano, Jacabook, 2018.
Nel 1779 si pubblicò a Milano la prima traduzione italiana di Geschichte der Kunst des Alterthums, ossia la Storia delle Arti del disegno presso gli antichi di Johann Joachim Winckelmann. Pur discussa da parte del mondo letterario europeo, quest’opera ha legato Milano e la Lombardia a diversi percorsi della cultura e dell’arte di ambito italiano, europeo e extra continentale. Così i riflessi e gli echi di questo avvenimento trascesero la fase storica in cui la pubblicazione ebbe luogo.
In virtù di questo sfondo e di questi presupposti è nato il progetto del volume: studiosi di differenti discipline hanno voluto omaggiare, con contributi riguardanti diversi ambiti del sapere, la vastità di interessi culturali contenuti nell’opera dell’intellettuale tedesco, nonché i legami con la temperie artistica del Settecento. A cavallo fra le celebrazioni del terzo centenario della sua nascita (Stendal, 9 dicembre 1717) e il ricordo della sua improvvisa morte (Trieste, 8 giugno 1768) si propone un ampio panorama di temi, nella speranza di sollevare nuovi ambiti di dibattito e aprire ulteriori prospettive di studio.
Nel 1779 si pubblicò a Milano la prima traduzione italiana di Geschichte der Kunst des Alterthums, ossia la Storia delle Arti del disegno presso gli antichi di Johann Joachim Winckelmann. Pur discussa da parte del mondo letterario europeo, quest’opera ha legato Milano e la Lombardia a diversi percorsi della cultura e dell’arte di ambito italiano, europeo e extra continentale. Così i riflessi e gli echi di questo avvenimento trascesero la fase storica in cui la pubblicazione ebbe luogo.
In virtù di questo sfondo e di questi presupposti è nato il progetto del volume: studiosi di differenti discipline hanno voluto omaggiare, con contributi riguardanti diversi ambiti del sapere, la vastità di interessi culturali contenuti nell’opera dell’intellettuale tedesco, nonché i legami con la temperie artistica del Settecento. A cavallo fra le celebrazioni del terzo centenario della sua nascita (Stendal, 9 dicembre 1717) e il ricordo della sua improvvisa morte (Trieste, 8 giugno 1768) si propone un ampio panorama di temi, nella speranza di sollevare nuovi ambiti di dibattito e aprire ulteriori prospettive di studio.
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The conference outlined the history of the Ferradini family from Casasco d’Intelvi and their activity in their native land, both as stucco and stone sculptures and as patrons, in different places in Italy (Liguria and Abruzzo especially)... more
The conference outlined the history of the Ferradini family from Casasco d’Intelvi and their activity in their native land, both as stucco and stone sculptures and as patrons, in different places in Italy (Liguria and Abruzzo especially) and Europe from the second half of the XVIth century to the first half of the XXth century.
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La conferenza traccia una panoramica sulla ritrattistica nello Stato di Milano alla metà del XVII secolo, focalizzandosi sulle opere pittoriche della quadreria dinastica di Palazzo Branda a Castiglione Olona.
